lunedì 26 febbraio 2007

Organic Farm

Come tutte le citta' prettamente turistiche anche Luang Prabang ha una patina di cosmetica che pero' non e' troppo evidente, non disturba. Appena giunti, sia che vi si arrivi tramite fiume o via terra, ci si accorge subito che non e' il solito Laos. Questa citta', infatti, e' stata dichiarata patrimonio dell'umanita' dall'UNESCO (proprio come Ferrara...) e cio' ha portato notevoli denari per la sua conservazione. A quanto mi risulta e' l'unica citta' laotiana con un severo piano regolatore e un rigido regolamento edilizio. Il tutto e' volto al mantenimento della struttura urbanistica risalente all'epoca del protettorato francese. L'architettura, chiaramente tranne i templi, ha risentito fortemente della presenza dei transalpini e questo ha prodotto una citta' dalle sembianze piu' europee che asiatiche.Il centro e' dedicato ai turisti, ovunque ci sono agenzie di viaggi, ristoranti, alberghi, GH, internet point, caffetterie e pasticcerie. Qui' ci puo' veramente sbizzarrire anche in fatto di cucina, dalla laotiana alla francese passando per quella italiana. Peccato che io sia a dieta di recupero: la gastro-enterite mi costringe a pasti leggeri.
Ma piano piano e' passata. Ho trascoso 3 giorni nella seconda citta' del Laos. Ho conosciuto un tipo tedesco molto particolare, uno di quelli che partecipano ai Rainbow Gathering (per chi sa cosa sono). Mi sono spostato poi a sud, circa a 5 ore e mezza di bus, sulla strada per la capitale Ventiane. Sono giunto a Vang Vieg. Questo paese e' ormai da tempo uno dei luoghi di passaggio dei backpacker e questo lo ha trasformato da localita' amena con un bel paesaggio a stucchevole poltiglia di luoghi comuni occidentali. Lungo la strada maestra, infatti, si susseguono ristoranti e bar che offrono tutti gli stessi piatti scopiazzati dalla cucina occidentale ed e' possibile vedere stuoli di ragazzi americani o europei semidistesi a mangiare e a guardare... Friends!
Una puntata dopo l'altra passano cosi' il pomeriggio e la sera. L'altra attivita' che va per la maggiore e' il Tubing. Si raggiunge un punto del fiume piu' a monte e sopra una camera d'aria di camion (tube) ci si lascia trasportare fino a giungere nuovamente al paese. Lungo il tragitto i locali hanno improvvisato trampolini e zipline e baretti. Tutti arrivano alla meta mezzi sbronzi (o del tutto) e qualcuno con qualche acciacco dovuto ad un tuffo mal riuscito.Sapendo dell'esistenza di una fattoria biologica che funge anche da GH, e non interessandomi le attrattive "turistiche" del luogo, ho preso alloggio nel dormitorio della Vang Vieg Organic Farm. Questa e' una fattoria voluta da un ex impigato di ufficio pubblico che ha seguito il suo sogno di vivere in campagna in maniera eco sostenibile (mi ricorda qualcosa...) e facendo qualcosa per la popolazione locale. Ne e' venuta fuori una fattoria che produce soprattutto foglie di gelso per l'alimentazione dei bachi da seta (ma anche frutta e ortaggi) e, con l'aiuto di volontari internazionali, ha costruito una biblioteca, un centro giovanile e una scuola. Hanno anche avviato un programma di insegnamento della lingua inglese che coinvolge gli ospiti di madrelingua volenterosi di dare una mano. Durante il mio soggiorno l'attivita' principale, oltre all'agricoltura, riguardava la costruzione di una banca per semi e cella per i formaggi di capra (un volontario belga ha donato alcune ovini). Ho quindi partecipato, insieme ad altri ragazzi/e dagli US, dal Regno Unito e dalla Nuova Zelanda, alla costruzione di tale fabbricato utilizzando mattoni di fango e paglia.
E' veramente impressionante come, debitamente utilizzati, questi poveri elementi possano fungere da materiale edile. Abbiamo impastato il fango (con i pidi, come si faceva il vino una volta) con crusca di riso, paglia e sabbia per ottenere la malta necessaria a mantenere insieme i mattoni di fango (Din Bok, in lao) con la quale si e' costruito il tetto della futura banca dei semi. In serata, pieni di fango, tutti al fiume per un po' di ristoro (fa veramente caldo!) e una sommaria pulizia. Tra i presenti si e' creata proprio una bella compagnia e ci ritrova la sera a chiccherare con qualche piatto di cucina biologica. Ieri sera mi sono lanciato e dopo aver acquistato al mercato farina, pomodori, melanzane, un formaggio passabile e il lievito ho fatto... LA PIZZA! Non e' venuta malissimo... per via del forno che non spingeva abbastanza (loro lo usano per seccare le foglie di gelso per produrre l'infuso). Per un italiano (solo io) niente a che vedere con la pizza, per i commensali internazionali... un vero successo. E' stato veramente buffo avere intorno, in cucina, le giovani cuoche che mi guardavano ad occhi sbarrati. E tutte a chiedere: ma tu cucini???!! Non e' comune in questo paese che un uomo cucini. Ah! Dimenticavo: sono riuscito a farmi fare lo scalpo per la seconda volta. Mi ha tagliato i capelli... uno dei muratori che ho aiutato nella costruzione di fango... Prezzo di favore: 5.000 Kip (meno di 50 cent di Euro). Oggi, di primissima mattina come al solito, ho preso il bus per Ventiane, la capitale. Devo ottenere il visto per la Cambogia. Alla prox.

martedì 20 febbraio 2007

Elephant Festival


Alla frontiera tra la Thailandia e il Laos, in Huay Xai avevo visto una locandina circa un festival degli elefanti che si sarebbe tenuto il 17 e il 18 Febbraio. Decisi che sarei venuto a vedere e, se possibile, a dare una mano nell'organizzazione. E cosi' ho fatto. Da Udomxai ho raggiunto in bus un piccolo villaggio sul Mekong, Pak Beng e da li, visto che nel pomeriggio non partivano slow boat ho preso una rumorosa, scomoda, pericolosa speed boat (nella foto due speed boat cariche di turisti diretti a Huay Xai) che in meno di un'ora mi ha scaricato sulla riva destra del Mekong nel villaggio di Tha Suang. Questo piccolissimo paesino e' composto di poche case tipiche, un Wat e due bancarelle che vendono snack e bevande. Mi e' piaciuto subito, cosi' invece di prendere subito il Saengthaew per Hongsa ho deciso di trascorrere qui' il pomeriggio e la sera. Un po' mimando e un po' con l'aiuto di un librino di frasi in lao ho chiesto se c'era la possibilita' di pernottare in loco. Dopo aver parlottato fra di loro alcune donne hanno mandato una bimba per condurmi da un tizio che possiede una casa con due stanze (molto basic). Prendo alloggio e faccio un giro in paese. Mi fermo a giocare un po' con alcuni bimbi (nella foto) che non la smettono di toccarmi e prendermi per i fondelli per la mia incapacita' di parlare la lingua. Poco distante alcuni giovani giocano alcune partite di uno sport che assomiglia un po' a pallavolo ma nel quale si usano esclusivamente piedi e testa come a calcio. In serata arrivano tre ragazze svizzere che prendono la sola stanza rimasta nella casa. Mangiamo insieme e si uniscono a noi alcuni ragazzi del luogo per cantare canzoni tradizionali (e fare gli occhi dolci alle ragazze). Una bella serata in un luogo ameno. Il giorno dopo raggiungo Hongsa, il luogo dove dovrebbe esserci l'Elephant Festival. Dico dovrebbe perche' arrivando si scopre che, diversamente da quanto pubblicizzato, la manifestazione avra' luogo nel villaggio Viengkeo a circa 4 km da Hongsa. Con l'aiuto del ragazzo che gestisce la GH dove alloggio raggiugno Viengkeo e cerco di contattare gli organizzatori. Li trovo e con mia sorpresa scopro che il tutto e' organizzato da 2 francesi che vivono in Ventiane della ONG ElephantAsia, organizzazione che si occupa della salvaguardia degli elefanti in Laos. Mi presento e chiedo se posso essere d'aiuto. Mi unisco ad un tipo per l'allestimento della segnaletica. Si tratta di sistemare tutti i cartelli, cartelloni, segnali relativi agli eventi dei due giorni di festival. Ci sono anche altri due volontari, un ragazzo inglese e uno di origine laotiana ma che e' appena tornato nel suo paese dopo aver vissuto 27 anni in California (USA). Nei tre giorni precedenti l'evento lavoriamo duro e quando viene il giorno di apertura e' tutto pronto. Nel frattempo ho preso alloggio presso una famiglia del villaggio. Si tratta di moglie e marito (fa il Mahout, addestratore di elefanti) che, come molte delle famiglie del luogo, mette a disposizione la propria casa per i turisti. La casa e' di mattoni e intonaco al piano terreno e di legno a quello superiore. Io e tre giovani giornalisti (due francesi e uno laotiano) veniamo sistemati al piano terreno, nel "salotto", su materassi coperti da reti anti zanzare. Il bagno e' fuori, in una baracca di legno e lamiera. Nel cortile scorrazzano galline a anitre; il vicino ha una piccola costruzione dove e' rinchiuso un maiale nero. Tutto molto basic (mi ricorda alcuni racconti dei miei nonni, di come vivevano da giovani). Ma va bene cosi'. Finalmente un contatto vero con la gente del Laos. Anche se non ci si capisce, perche' loro non parlano inglese e io lao, il rapporto risulta molto gentile e naturale. Per le prime due sere partecipo alla cena dei padroni di casa. Si consuma sul pavimento dove, seduti a gambe incrociate, ci si serve da un vassoio. Si mangia sticky rice (riso glutinoso) e zuppe piccanti.
Durante il festival mi occupo dell'accoglienza al punto informazionie e assegnazione delle case ai turisti che vogliono dormire nelle case dei locali (homestay). Qui', insieme a due laotiani, accogliamo circa 300 turisti giunti da tutto il mondo per assistere alla manifestazione. Faccio un sacco di public relations (chi l'avrebbe detto!!) tra illustrare il programma e rassicurare circa i trasporti per le varie destinazioni alla fine del festival. Tutto va per il meglio. Sono presenti 50 elefanti che e' possibile vedere nelle varie attivita' di lavoro e in parata. In tutto il paese le varie attivita' fervono e durante i picchi di affluenza si ipotizzano piu' di 4000 presenze (i laotiani accorrono in massa). Una vera festa. Tutti sono contenti: organizzazione, turisti che si complimentano per come e' stata ben gestita la cosa, visitatori locali che si divertono fino a tarda ora. L'ultima sera vengo invitato, insime agli organizzatori ad una cerimonia privata di carattere semi religioso che si chiama Baaci (si pronuncia Basi). I padroni di casa passano da tutti gli invitati e legano ai loro polsi dei pezzetti di cotone bianco pronunciado frasi di ben augurio; una sorta di prete benedice il cibo e si conclude con la cena e una abbondante bevuta di birra (beerlao, la migliore dell'asia) e laolao (un distillato di riso fatto in casa simile alla tequila, bello forte). E' per me l'occasione di salutare tutti. Il giorno dopo, insieme a molti dei turisti, parto presto per raggiungere nuovamente Tha Suang dove mi attende la slow boat per Luang Prabang. Il viaggio dura 6 ore e io, per la prima volta da quando sono partito, accuso qualcosa di gastro-intestinale. Deve avermi fatto male quacosa a colazione. Peccato, perche' il lungo viaggio sul Mekong e' proprio incantevole. Arrivo nel tardo pomeriggio e per trovare una GH libera occorre un po' di pazienza e vari giri per la cittadina. Alla fine trovo una sistemazione: all'esorbitante prezzo di 600 Baht (circa 12 euro) alloggio in una camera con aria condizionata, bagno privato e tv. Never seen before, durante il viaggio. Non mi godro' molto le comodita' perche' un attacco di febbre e varie evacuazioni di ogni genere mi faranno penare un poco. Ma ritengo fortunato di aver trascorso un mese e mezzo senza episodi del genere. Prima o poi doveva capitare. Oggi sto meglio e si tratta solo di lasciar riposare un po' il sistema digerente. Interessante vero? Trascorrero' qualche giorno a Luang Prabang, citta' patrimonio dell'umanita per l'unesco, una sorta di Venezia del Laos. Non tanto per l'acqua (ci sono due fiumi ma niente a che fare con lagune e case sull'acqua) ma per l'unicita' della situazione urbanistica. Vi raccontero' meglio la prox.

lunedì 12 febbraio 2007

Hiking


In circa due ore di Sangthaew sono giunto a Muang Sing, a soli 10 km dalla Cina; i tratti somatici della popolazione lo conferma. La localita', due strade e poche case, e' situata in una valle dove insistono svariate comunita' tribali. Io ho deciso di lasciare i trek organizzati ad altri e di prima mattina mi sono incamminato verso... ovest. Non sapendo la strada ero comunque tranquillo che la giornata sarebbe stata fruttuosa. Infatti avrei potuto titolare questo post: porci, polvere e canne da zucchero. Insomma tutto cio' ce ci vuole per avere godere una bella giornata di hiking. Di polvere ne ho incontrata tanta nelle strade verso le montagne circostanti (la mia meta). Ci affondavo con le scarpe. Ho attraversato risaie e costeggiato piantagioni di canna da zucchero. Ho assitito alla raccolta e presso uno dei campi mi hanno invitato ad assaggiare. Una giovane donna addetta al taglio (che lavoro massacrante!!) mi ha scelto una bella canna e me l'ha porta insieme al suo machete. Ma... io.... non so come si fa.... Le ho gesticolato. Allora mi ha fatto vedere. Si tratta di togliere uno stato della corteccia (lo so, lo so non si chiama corteccia...). Gli altri raccoglitori si facevano beffe di me, se fossero stati romani-laotiani avrebbero detto: "anvedi sto' farang nun sa' manco come se pulisce na canna". Io ho sorriso con loro, li ho ringraziati (khawp jai, pronuciato kop jai) e sono andato per la mia strada mordendo e ciucciando la mia canna. La mia prima canna! E' prorio come succhiare un legnetto che sa di zucchero. Buono per le energie necessarie al cammino. Giunto alle pendici delle montagne (piu' colline, direi) ho attraversato un villaggio tribale. Uno spiazzo di terra battuta, capanne su palafitte, un rigagnolo a mo di fogna che lo attraversa dove sguazzano maiali neri, galline, cani (lo sapete che qui' li mangiano, vero?) e tanti, tanti bambini. Passo salutando, con la voglia di scattare foto ma... mi sebrerebbe di trattarli come animali al circo. Mi trattengo dal sfoderare la macchinina e passo oltre. Poco dopo essere uscito dal villaggio un tipo che sta seduto un centinaio di metri sopra di me (sulla collina) mi chiama e mi fa segno di tornare indietro e prendere un altro sentiero, quello dove sono non porta che a campi di canna. Obbedisco, trovo il sentiero giusto e poco dopo incontro il tipo che mi ha dato il suggerimento. Lo ringrazio, gli porgo l'acqua che mi ha chiesto e rifiuto una... fumata d'oppio (e' la seconda volta che me lo propongono, lo avevo detto che qui' ci sguazzano). Mi sono ripromesso di fermarmi e tornare indietro alle ore 12. Proprio a quell'ora, dopo aver camminato in un bel sentiero che saliva dolcemente, raggiungo quasi la vetta e dove due creste si incontrano trovo una sorgente. Mi riposo un po' e mi rimetto in cammino per il ritorno. Se l'andata ha richiesto 4 ore, il ritorno, per un'altra strada, necessitera' solo 2 ore e mezza. Arrivo comprensibilmente stanco ma contento della bella giornata passata nella mia amica natura. Qualche pensiero va alla gente che vive nei villaggi. Senza denaro e faticando come noi non possiamo capire per sopravvivere. Faccio fatica a figurarmici. Impossibile.
Oggi ho lasciato Mueng Sing e passando nuovamente per Louang Nam Tha e cambiando mezzo ho raggiunto Udomxai. Solo una tappa verso Pak Beng e il Mekong verso... vi diro' la prox.

venerdì 9 febbraio 2007

Laos

Dopo tanto riposo in Pai ho raggiunto nuovamente Chiang Mai e vi ho trascorso due giorni, alla ricerca della LP usata del Vietnam. E diversamente dalla scorsa volta... l'ho trovata. Sentendo che il mio viaggio in questo paese era giunto al termine, anche se mi restavano ancora 4 giorni di "permesso" mi sono messo con la prua a levante e dopo aver dormito una notte a Chiang Rai, ho raggiunto Chiang Khong. Qui' c'e' la frontiera con il Laos. Ci si fa mettere il timbro di uscita dal paese, si prende una lancia a motore, si attraversa il Mekong e... si e' in Laos. Infatti questo fiume fa da confine naturale tra i due fiumi quasi per tutta la lunghezza del Laos. Sbrigate le veloci pratiche presso l'ufficio della dogana ho trovato sistemazione in una GH poco lontana e ho cominciato a cercare il modo di raggiungere una citta' del nord via barca. L'unico modo e' prendere una speed boat che oltre ad essere pericolosa e' molto costosa. Allora ho chiesto a qualche turista se voleva condividere la questione ma nessuno vuole andare in quella direzione. Tutti subito verso il sud. Allora, dopo vari tentativi con le "agenzie di tour operator" (lo metto tra virgolette perche' si tratta spesso di bugigattoli), mi rassegno a raggiungere il nord in bus.
In una delle "agenzie di viaggio" il ragazzo che era li' impiegato mi ha chiesto di mangiare qualcosa insieme per cena. Ho accettato e durante la cena mi ha raccontato di tutta la sua miseria cosi' gli ho offerto il desinare e gli ho lasciato una piccola somma di denara. Non la finiva di ringraziarmi. Non so se ho fatto la cosa giusta ma e' quello che mi sono sentito. Riguardo la miseria, e' una cosa di cui ci si accorge subito appena passato il confine. Le strade e le case sono tutte malandate, la gente veste piu' poveramente. L'ho notato anche al mercato diurno dove ho fatto un giro e ho acquistato qualche arancia (qui' in asia sono piu' piccole che da noi ma sono molto dolci, una mezza via tra le nostre arance e mandarini). E l'ho visto anche durante il viaggio che ho compiuto oggi tra Huai Xai (la citta' di frontiera) e Luang Nam Tha (capoluogo di provincia del nord). Tutti i paesini che ho incontrato sono composti per lo piu' da una strada polverosa e capanne di paglia e bamboo. I bambini vestono stracci sudici. Insomma: molta poverta'. Si vede che non sono piu' in Thailandia. E si vede anche dalle strade!! Il viaggio e' durato 6 ore ed e' stato piu' un Camel Trophy che un percorso in autobus. La strada tra le due localita' e' in costruzione e solo pochissimi tratti sono asfaltati. Per la maggior parte del viaggio si passa tra cantieri che aprono varchi tra le montagne, che spianano la terra. E meno male che il bus e' un quattro per quattro. Molto antiquato ma adatto alla strada. Ho anche fatto conoscenza con il modo di viaggiare in Laos: il bus era da 40 posti, ma con sgabelli nel corridoio centrale siamo arrivati a 55-60 passeggeri. Piu' il carico, dentro e sopra al mezzo. Il portapacchi era quasi interamente occupato da... una ventina di scooter!! Non scherzo, erano proprio scooter.
Inutile dire che e' stato abbastanza massacrante, soprattutto per coloro che erano seduti in... corridoio (non io, per fortuna). Ma alla fine si arriva sempre. Luang Nam Than e' una cittadina... con niente da fare e per me e' solo una tappa verso una localita' vicino al confine con Myanmar e Cina. La zona era, ed e' tutt'ora, la maggior produttrice di oppio e derivati grezzi. Nella regione ci sono tante minoranze tribali che hanno trovato tra queste montagne un rifugio scappando dal regime Cinese prima e anche da quello Laotiano poi (quando il paese e' diventato comunista). Spero di conoscere meglio la popolazione e il territorio nei prossimi giorni.
Alla prox.

domenica 4 febbraio 2007

Rocco consiglia...

Lontana dalla confusione di Chiang Mai, adagiata in una valle a circa 1000 mt di altitudine Pai e' un paesino molto atipico. È stato scelto alcuni anni fa da un gruppo di hippy per farne il loro angolo privato. Negli anni la voce si e' sparsa ed ora e' meta di molti turisti che passano per il nord della Tailandia. L'atmosfera qui' e' impressionantemente rilassata anche se, a detta dei frequentatori di lunga data, si e' un po' deteriorata con l'aumentare delle presenze. Nelle due strade principali sono allineati ristorantini, negozietti di ogni genere e guest house per tutti i gusti (anche capanne di bamboo lungo il corso del fiume, mooolto pittoresco). E' difficile da spiegare ma l'aria qui' e' proprio... easy. Si incontrano in giro tipi vestiti in ogni maniera, capi colorati tipo Woodstock misti a camice e pantaloni locali. La piccola valle e' zeppa di sistemazioni, da quelle per chi ha voglia di stare nel "centro" a quelle per chi, come me, ha voglia di silenzio e relax bucolico. Io, appena arrivato, mi sono diretto verso una collinetta che, a detta della LP, ospitava qualche GH. A circa 1 km di distinza dalla fermata del bus ho trovato posto in una GH costituita da qualche bungalow e piccole stanze costruite con il bamboo. Il tutto e' molto spartano, quello che cerco. Ad accogliermi c'era, in vece della proprietaria che e' a Chiang Mai per qualche giorno, un ragazzo Israeliano che in modo veramente accogliente e friendly mi ha illustrato il posto e mi ha fatto sentire subito... a casa. Ragazzi, di qui' non mi muoverei piu'!! Si sta troppo bene. Nessuno che rompa, il silenzio della campagna (o meglio i suoi suoni, galli che cantano ad ogni ora), l'aria fresca della collina. E quando hai voglia di chiaccherare... non si fa fatica a trovare qualcuno con la stessa idea. Qui ho incontrato anche Nick (USA) che andra' fra poco a fare volontariato in una fattoria e poi si spostera' in India per la stessa ragione. Appena laureato ha voglia di esperienze di mondo. Anche Sabrina ha la stessa esigenza ed e' qui' in Tailandia per insegnare inglese.
E' ormai il mio quarto giorno a Pai e dopo una escursione con lo scooter (mentre visitavo un paesino un signora mi ha fermato offrendomi un dolce e dell'acqua; poi mi ha fatto vedere la sua casa. Come la vogliamo chiamare?? Super ospitalita'??), il mio primo massaggio Thai (un ora e mezza!!) come regalo di compleanno, una serata in un locale che si chiama Be Bop dove ho assistito ad un'ottima jam session di Jazz e Blues (Gallo, ti sarebbe piaciuta, credimi), tante ore ad oziare (chilling come dicono qui') mi sto ammalando di questa malattia che colpisce molti di quelli che capitano qui': faccio fatica a ripartire. Forse domani, chissa'.
Alla prox.

mercoledì 31 gennaio 2007

Cucina Thai

Chiang Mai e' una grossa citta', piena di turisti e abbastanza incasinata. Certo non come BKK ma ci si avvicina. E' la piu' importante citta' della tailandia del nord e ospita quasi lo stesso numero di templi della capitale, anche se in un'area molto piu' contenuta. In un piccolo spazio del centro della citta', delimitato da poche vie, si concentra la zona turistica con tantissimi locali: centri massaggio, bar, bar per chi cerca compagnia, ristoranti, innumerevoli agenzie di viaggio che organizzano tour sui monti circostanti, librerie, hotel, guest house di tutti i livelli, negozi di tessuti e confezioni. Ai margini della zona turistica c'e', di sera, un enorme night market dove si possono trovare oggetti di ogni tipo (simile, ma composto quasi solo da bancarelle sulla strada, al Chatuchak market di BKK). L'altra sera sono andato a fare un giro e mi e' piaciuto mangiare ad una piccola bancarella dove, saputo che sono italiano, il proprietario mi intrattenuto parlando di calcio (e che ne so io??). Mi piace l'aria frizzante che si respira in questa citta' (un po' troppo inquinata, pero').
In questi due giorni di permanenza ho deciso di farmi un altro regalo: un corso di cucina Thai. Mi sono divertito un sacco ad assistere alle lezioni in cui veniva illustrata la preparazione di vari piatti, ma ancora di piu' mi e' piaciuto preparali. Infatti ogni allievo aveva la sua postazione di lavoro, con il coltello, il tagliere, vari mestoli, il wok (una padella con il fondo tondo) e il fornello. Ho trovato la scuola che ho scelto molto prof. (da quello che ho letto e' la piu' conosciuta). Se vi interessa si chiama Chiang Mai Thai Cookery School. I piatti della tradizione locale sono quasi tutti MOOOOOOLTO piccanti (vengono usate tante spezie fresche e secche, tante non le ho mai viste in Italia), cosi', quando e' toccato a me preparali, ho potuto dosare il peperoncino (i vari tipi di chilly) a mio piacimento. Visto che poi ogni piatto lo si mangiava appena finito. Stessa cosa dicasi per la salsa di pesce, utilizzata spesso al posto del sale. Chiaramente tutte le conversazioni e le lezioni venivano tenute in inglese, ma devo dire che non ho avuto particolari problemi nel seguirle. Altra cosa e' stata interloquire con i partecipanti, quasi tutti inglesi, statunitensi o australiani. Quando si mettono a parlare tra di loro.... e chi li segue piu'!! Ho anche conosciuto una tipa simpatica e cordiale (Daniela) che e' nata in USA, ha vissuto 8 anni in Italia (complimenti per l'ottimo italiano) e ora vive in germania vicino al circuito del Nurburgring (correva in moto!!). Ciao Dani!
Chi volesse assaggiare qualche piatto preparato da me sono aperte le prenotazioni (se potete aspettare un po'...). Un piatto... 100 baht :-)
Domani direzione nord.
Alla prox.

lunedì 29 gennaio 2007

Cowboy e saloon

Ebbene si! Sono riuscito a dormire in un Sawngthaew (questa e' la dicitura corretta, o quasi). Infatti durante il viaggio di 6 ore (aaaaaaarghhhhhh) da Mae Sot a Mae Sariang sono riuscito, anche grazie alla posizione vicino alla cabina che mi sono guadagnato come primo a salire, a schiacciare qualche pisolino. E meno male! Non finiva piu'. Ma alla fine, come dubitarlo, sono arrivato in un paesino costituito da due strade parallele, una lungo il fiume, e qualche traversa. Tutto e' raggiungibile in 10 minuti a piedi. Insomma un piccolo, assonnato, simpatico pesino meta di viaggiatori che hanno voglia di fare trekking e/o gite sul fiume Salawin e sul parco nazionale omonimo. Visto che io il tour/trek lo avevo gia' fatto a Um Phang decido di farmi, il giorno dopo perche' ero cotto dal viaggio, un bel raid in scooter. Lo affitto per 200 Baht (poco piu' di 4 euro per tutto il giorno) e mi dirigo verso il confine col Myanmar perche' mi hanno detto esserci un paesino caratteristico. Dopo circa un ora di scorrazzamento per le strade Tailandesi (che bello ritrovare le sensazioni di liberta' gia' provate in moto) arrivo alla meta. Il paesello e' costituito per lo piu' da capanne di canna e frasche montate su specie di palafitte per isolarle da terreno nel perido delle pioggie. Tanta miseria in giro. Tutte le case sono costruite sulla strada, da un lato, e sul burrone che da sul fiume, dall'altro. Di solito hanno una o due stanze, senza porta, solo una piccola ringhiera, di solito di bambu'. Tutte, quasi, le attivita' sono svolte o nelle due stanze (a vista dei passanti), o sulla soglia, o immediatamente fuori. Chi taglia stecche di bambu', chi cucina, chi allatta un bambino, chi gioca, chi e' indaffarato in mille attivita' quotidiane. Tantissimi salutano con un internazionale "Hello". Evidentemente e' ancora un piccolo evento vedere qualche Farang (pronunciato Falang), straniero, da queste parti. Dalla riva del fiume, adesso che e' la stagione secca bisogna scendere un dislivello dalla strada di circa 20 metri, partono battelli per il parco nazionale Salawin. Siamo sul confine. Visto il tutto, e pensando ci sia ancora qualcosa da vedere decido di continuare sulla strada verso sud che presto diventa sterrata. A tratti e' quasi impraticabile, ma, mi dico, migliorera. Sbagiato!! Peggiora!! Tengo duro ancora 15 minuti poi, dopo essermi massacrato la schiena e il deretano per le buche, decido che e' ora di tornare. Finisco la giornata... dal barbiere!! Questa la voglio proprio raccontare bene. Avete presente quelle scene dei film western dove il cowboy, lercio e trascurato, arriva in citta' e va dal barbiere? Ecco, uguale. Con la barba e i capelli di 17 giorni varco la soglia di un... una... insomma si... ecco... tipo un garage. Di legno, anche il pavimento, che e' coperto di capelli. Sull'unica poltrona c'e' gia' un avventore e, a gesti chiedo se posso essere il prossimo. Il barbiere ha una mascherina tipo quelle dei chirurghi, e dapprima cerca di dirigermi dall'altro strada della strada dove c'e' una parrucchiera. Io, che so' uomo, insisto e, dopo il suo consenso, mi siedo e aspetto il mio turno. Quando tocca a me mimo che voglio la rasatura a zero e il taglio della barba salvando il pizzetto. Il tipo grugnisce che ha capito. Sul muro di fronte a me oltre allo specchio e ad una mensola con qualche boccetta, rasoio, pettine e poco altro sono appese tre macchinette per i capelli ad altrettanti chiodi. Con una di queste i capelli sono sistemati in poco tempo. Ma il bello deve venire: con un minuscono pennello da barba il Figaro di Mae Sariang stempera un po' di crema da barba e, senza prima accorciarla in nessun modo comincia a tagliarmi il pelo del viso. Vengo disteso completamente e con mano esperta e un rasoio di quelli di una volta (a cui ha cambiato la lametta) il tipo mi taglia la barba. Ma fa un male caneeeeee!!! I peli avrebbero dovuto essere accorciati, suppongo. Da bravo cowboy non mi lamento. Quando finito mi viene messa una pezzuola sul viso. Ma e' alchool!!!!!! Che prova. Tengo duro. Un'altra pezzuola umida mi finisce sugli occhi e... il tipo mi fa un massaggio alle spalle e ad ogni braccio e mano. Non me lo aspettavo. E' molto piacevole. Pago, soddisfatto, 40 baht (meno di un euro!!) con il sorriso sulle labbra. Un'altra piccola avventura. Rasato e poi lavato finisco la giornata in un risto-bar molto singolare: i tavoli sono alti una trentina di centimetri e ci sta sdraiati appoggiati su grossi cuscini, un po' come facevano i romani. Vista sul fiume, musica piacevole, proprietarie socievoli. Scambio qualche parola con un canadese (si occupa di costruzioni ed e' tornato que' nel paese dove ha vissuto per 6 anni da piccolo) e un tipo di Singapore (avvocato scappato dal casino). Il giorno dopo (oggi) prendo il bus vs Chiang Mai e... vi racconto la prossima volta perche' anche oggi ho viaggiato 5 ore.
Alla prox.