Come tutte le citta' prettamente turistiche anche Luang Prabang ha una patina di cosmetica che pero' non e' troppo evidente, non disturba. Appena giunti, sia che vi si arrivi tramite fiume o via terra, ci si accorge subito che non e' il solito Laos. Questa citta', infatti, e' stata dichiarata patrimonio dell'umanita' dall'UNESCO (proprio come Ferrara...) e cio' ha portato notevoli denari per la sua conservazione. A quanto mi risulta e' l'unica citta' laotiana con un severo piano regolatore e un rigido regolamento edilizio. Il tutto e' volto al mantenimento della struttura urbanistica risalente all'epoca del protettorato francese. L'architettura, chiaramente tranne i templi, ha risentito fortemente della presenza dei transalpini e questo ha prodotto una citta' dalle sembianze piu' europee che asiatiche.Il centro e' dedicato ai turisti, ovunque ci sono agenzie di viaggi, ristoranti, alberghi, GH, internet point, caffetterie e pasticcerie. Qui' ci puo' veramente sbizzarrire anche in fatto di cucina, dalla laotiana alla francese passando per quella italiana. Peccato che io sia a dieta di recupero: la gastro-enterite mi costringe a pasti leggeri. 
Ma piano piano e' passata. Ho trascoso 3 giorni nella seconda citta' del Laos. Ho conosciuto un tipo tedesco molto particolare, uno di quelli che partecipano ai Rainbow Gathering (per chi sa cosa sono). Mi sono spostato poi a sud, circa a 5 ore e mezza di bus, sulla strada per la capitale Ventiane. Sono giunto a Vang Vieg. Questo paese e' ormai da tempo uno dei luoghi di passaggio dei backpacker e questo lo ha trasformato da localita' amena con un bel paesaggio a stucchevole poltiglia di luoghi comuni occidentali. Lungo la strada maestra, infatti, si susseguono ristoranti e bar che offrono tutti gli stessi piatti scopiazzati dalla cucina occidentale ed e' possibile vedere stuoli di ragazzi americani o europei semidistesi a mangiare e a guardare... Friends!

Una puntata dopo l'altra passano cosi' il pomeriggio e la sera. L'altra attivita' che va per la maggiore e' il Tubing. Si raggiunge un punto del fiume piu' a monte e sopra una camera d'aria di camion (tube) ci si lascia trasportare fino a giungere nuovamente al paese. Lungo il tragitto i locali hanno improvvisato trampolini e zipline e baretti. Tutti arrivano alla meta mezzi sbronzi (o del tutto) e qualcuno con qualche acciacco dovuto ad un tuffo mal riuscito.Sapendo dell'esistenza di una fattoria biologica che funge anche da GH, e non interessandomi le attrattive "turistiche" del luogo, ho preso alloggio nel dormitorio della Vang Vieg Organic Farm. Questa e' una fattoria voluta da un ex impigato di ufficio pubblico che ha seguito il suo sogno di vivere in campagna in maniera eco sostenibile (mi ricorda qualcosa...) e facendo qualcosa per la popolazione locale. Ne e' venuta fuori una fattoria che produce soprattutto foglie di gelso per l'alimentazione dei bachi da seta (ma anche frutta e ortaggi) e, con l'aiuto di volontari internazionali, ha costruito una biblioteca, un centro giovanile e una scuola. Hanno anche avviato un programma di insegnamento della lingua inglese che coinvolge gli ospiti di madrelingua volenterosi di dare una mano. Durante il mio soggiorno l'attivita' principale, oltre all'agricoltura, riguardava la costruzione di una banca per semi e cella per i formaggi di capra (un volontario belga ha donato alcune ovini). Ho quindi partecipato, insieme ad altri ragazzi/e dagli US, dal Regno Unito e dalla Nuova Zelanda, alla costruzione di tale fabbricato utilizzando mattoni di fango e paglia.

E' veramente impressionante come, debitamente utilizzati, questi poveri elementi possano fungere da materiale edile. Abbiamo impastato il fango (con i pidi, come si faceva il vino una volta) con crusca di riso, paglia e sabbia per ottenere la malta necessaria a mantenere insieme i mattoni di fango (Din Bok, in lao) con la quale si e' costruito il tetto della futura banca dei semi. In serata, pieni di fango, tutti al fiume per un po' di ristoro (fa veramente caldo!) e una sommaria pulizia. Tra i presenti si e' creata proprio una bella compagnia e ci ritrova la sera a chiccherare con qualche piatto di cucina biologica. Ieri sera mi sono lanciato e dopo aver acquistato al mercato farina, pomodori, melanzane, un formaggio passabile e il lievito ho fatto... LA PIZZA! Non e' venuta malissimo... per via del forno che non spingeva abbastanza (loro lo usano per seccare le foglie di gelso per produrre l'infuso). Per un italiano (solo io) niente a che vedere con la pizza, per i commensali internazionali... un vero successo. E' stato veramente buffo avere intorno, in cucina, le giovani cuoche che mi guardavano ad occhi sbarrati. E tutte a chiedere: ma tu cucini???!! Non e' comune in questo paese che un uomo cucini. Ah! Dimenticavo: sono riuscito a farmi fare lo scalpo per la seconda volta. Mi ha tagliato i capelli... uno dei muratori che ho aiutato nella costruzione di fango... Prezzo di favore: 5.000 Kip (meno di 50 cent di Euro). Oggi, di primissima mattina come al solito, ho preso il bus per Ventiane, la capitale. Devo ottenere il visto per la Cambogia. Alla prox.
1 commento:
Ciao Ale,
i tuoi racconti sono sempre bellissimi(e che foto!), dove emerge un Ale che forse nessuno conosceva.
In ufficio il TAM-TAM continua, appena inserisci un racconto si sparge subito la voce, e poco dopo siamo tutti sul blog a leggere e a commentare a voce alta.
Continua così!
A presto
LB
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