venerdì 9 marzo 2007

Cambogia

Di ritorno da Tat Lo sono ripassato per Pakse' e in un modo o nell'altro (quaggiu' fanno un po' quello che vogliono loro...) ho raggiunto la zona chiamata Si Phan Don (quattromila isole). Whow! Whow! Whow! C'e' da rimanere senza parole. In questo punto il Mekong si allarga moltissimo e nel suo letto sorgono una miriade di isole e isolette. Alcune sono abitate. Le piu' grandi e frequentate sono Don Khong, Don Det e Don Khon. Le ultime due sono collegate tra loro tramite un ponte costruito dai francesi durante l'epoca coloniale. Io ho trascorso tre bellissimi giorni di ozio, letture e passeggiate a Don Det. Su questa isoletta i contadini e i pescatori hanno costruito dei bungalow affacciati sul fiume e l'atmosfera e' un po' quella da paradiso terreste. Tutt'intorno crescono palme e bamboo, nell'interno ci sono i campi di riso (secchi in questa stagione) e basta scendere le scale del proprio bungalow per tuffarsi nel Mekong che non ho mai visto piu' verde. Non c'e' energia elettrica. Solo dalle 18.00 alle 22.00 un po' di luce e' garantita dai generatori diesel (unica stonatura il rumore che guasta un po' l'atmosfera). Un giorno sono andato su Don Khon a vedere le rapide che il grande fiume produce in quel punto. Ancora Whow! Spumeggiante tra rocce scure fa veramente timore. E pensare che durante la stagione delle piogge i pescatori vi si avventurano per pescare con le trappole costruite con il bamboo. Per il resto del tempo ho oziato sull'amaca del mio bungalow e ho mangiato squistiti prodotti da forno! Un ragazzo australiano ha pensato di venire a fare il panettiere quaggiu'. Alle undici impasta il pane e gli squistiti dolci. Poi inforna e vende il tutto (buonissimi, soprattutto per un amante dei dolci come sono io). Alle 17.00 raccoglie l'invenduto e fa il giro delle GH per offrirlo ai pigri turisti. Io, dopo aver parlato un po' con lui, gli ho chiesto: "Potresti fare anche la pizza, di sera." Lui mi ha sorriso e mi ha detto: "Sure. But too much work. I don't need it." Tradotto liberamente fa: "E chi me lo fa fare? Sto bene cosi'" Hai ragione tu Oi (e' il suo nome). Fai bene tu! Ho fatto veramente fatica a staccarmi da Don Det. Ma si deve proseguire, e il visto sta scadendo. Con una compagnia privata ho attraversato gli ultimi chilometri di Laos e dopo aver cambiato tre minivan, preso due traghetti, in circa 7 ore sono giunto a Kratie in Cambogia. Gia' durante il percorso dopo il confine (dove abbiamo dovuto pagare la tangente di 1 dollaro sia dal lato Laos che dal lato Cambogia per ottenere il timbro sul passaporto. Grrrrrr!) ci si accorge che se il Laos e' povero questo paese... di piu'. Soprattutto nel nord. Non so come spiegarlo: le capanne sono ancora piu' povere, la gente ancora piu' mal in arnese, le strade quasi deserte e in uno stato.... indicibile. Con un forte senso di disagio (pensavo di essermi abituato alla poverta') decido di fermarmi solo una notte a Kratie (in una GH con un ragazzo che ha fatto squisitamente da padrone di casa) e il giorno dopo ho preso un bus che mi ha portato in altre 7 ore nella capitale: Phnom Phen. Qui', benche' le case siano in muratura e i veicoli siano anche troppi, la poverta' si percepisce ancora di piu'. Per i mendicanti e i guidatori di tuktuk insistenti, i bambini che vendono di tutto pur di raccogliere qualche soldo, le magrissime mamme con altrettanto magri bimbi piccolissimi stesi sul bordo delle strade... Il disagio cresce. Questa sera sono andato a cena in un ristorante di un'associazione che insegna a cucinare e a fare il cameriere ai ragazzini di strada. Pur essendo un po' sopra il mio budget giornaliero mi ha fatto piacere poter contribuire un po'. Domani visita della citta' e dei Killing Fields. Non credo rimarro' per molto tempo.

domenica 4 marzo 2007

Verso sud

Ventiane e' la capitale del Laos e, come tutte le capitali, molte delle piu' belle costruzioni sono occupate da ministeri o uffici statali. Alcuni di questi sono ospitati in enormi complessi edilizi eretti in ampissimi parchi. Poi, accanto, si vedono baracche fatiscenti e negozietti come in tutto il resto della nazione! L'impressione non e' delle migliori, anche nella parte della citta' considerata il centro. Una delle vie principali e' oggetto di manutenzione straordinaria e anche questo contribuisce a dare alla capitale un carattere... polveroso. E non offre nemmeno molto da vedere. Pochi Wat, il monumento simbolo della nazione (il That Luang, nella foto) e nulla piu'. Ottenuto il visto per la Cambogia (all'ambasciata e in giro per la citta' incontro alcune consocenze fatte lungo il cammino) passo per la sede del Renovateur, settimanale in cui lavorano due dei giornalisti conosciuti all'Elephant Festival, per salutare. Non mi sono fatto sfuggire una delle poche attrattive della citta': una sera mi sono concesso la cena in un ristorante francese (la prensenza dei galletti si sente in citta', retaggio di un passato coloniale) e ho pasteggiato con del vino vero!!!! Ho chiesto che vino fosse. Italiano! Non ben precisato, ma italiano. Quanto mi mancava, non lo avrei mai detto.
Decido di prendere il bus notturno per il sud. Questo genere di autobus viene chiamato VIP perche' costa una cifra (15 dollari per la mia meta), dato che si suppone (e in parte e' vero) che sia piu' confortevole dei bus ordinari, ti danno la cena (un pugno di riso con una fetta di carne grassa) una bottiglia di acqua e un lenzulino per proteggersi dall'aria condizionata sparata al massimo, ed e' piu' rapido perche' non fa fermate intermedie. Arrivo a Pakse' dopo 9 ore di viaggio, verso le 6 di mattina. Devo dire che non e' andata male, sono riuscito a dormire quasi tutto il viaggio.
Pakse' e' una vera schifezza. Una grossa citta' di frontiera (passa di qua' molto del commercio con la Thailandia) e uno snodo dei trasporti fra il sud e il resto del paese. Decido di visitare, prima di dirigermi ancora piu' a sud, una delle mete piu' gettonate della zona. Tat Lo, ovvero Le Cascate Lo, la si raggiunge in circa tre ore di bus (ormai dovrei saperlo, mai sedersi davanti o dietro nei bus: sono affollatissimi. Cechero' di ricordarlo la prossima volta) bello stipato ma ne vale veramente la pena. Il villaggio risulta subito molto piu' benestante della media e la cosa mi viene confermata dal gestore di una delle GH del luogo (TIM parla un ottimo inglese ed e' stato anche in Italia). Infatti, pur essendo gli abitanti quasi tutti contadini, non hanno difficolta'a sbarcare il lunario. Numerosi sono glianimali da cortile che scorrazzano ovunque: galline, oche, maiali (mai visti tanti, maialllll!), capre, mucche. Il paesino si sviluppa lungo la riva destra del fiume che da origine ad alcuni salti d'acqua molto belli, il colpo d'occhio e' molto pittoresco. Alcune GH (tutte composte da piccole capanne di bambu') sono costruite proprio sulla riva del fiume. Nei dintorni si possono fare passeggiate immersi nella natura oppure nuotare in una delle pozze vicine alle cascate. E' questa una delle attivita' preferita dai moltissimi bambini che giocano, nuotano e pescano nel fiume. Io passo due giorni a mollo e a leggere sdraiato sull'amaca del mio bungalow e alla GH di TIM che allieta i suoi ospiti con dell'ottimo Jazz. Che vita faticosa....!! :-)

lunedì 26 febbraio 2007

Organic Farm

Come tutte le citta' prettamente turistiche anche Luang Prabang ha una patina di cosmetica che pero' non e' troppo evidente, non disturba. Appena giunti, sia che vi si arrivi tramite fiume o via terra, ci si accorge subito che non e' il solito Laos. Questa citta', infatti, e' stata dichiarata patrimonio dell'umanita' dall'UNESCO (proprio come Ferrara...) e cio' ha portato notevoli denari per la sua conservazione. A quanto mi risulta e' l'unica citta' laotiana con un severo piano regolatore e un rigido regolamento edilizio. Il tutto e' volto al mantenimento della struttura urbanistica risalente all'epoca del protettorato francese. L'architettura, chiaramente tranne i templi, ha risentito fortemente della presenza dei transalpini e questo ha prodotto una citta' dalle sembianze piu' europee che asiatiche.Il centro e' dedicato ai turisti, ovunque ci sono agenzie di viaggi, ristoranti, alberghi, GH, internet point, caffetterie e pasticcerie. Qui' ci puo' veramente sbizzarrire anche in fatto di cucina, dalla laotiana alla francese passando per quella italiana. Peccato che io sia a dieta di recupero: la gastro-enterite mi costringe a pasti leggeri.
Ma piano piano e' passata. Ho trascoso 3 giorni nella seconda citta' del Laos. Ho conosciuto un tipo tedesco molto particolare, uno di quelli che partecipano ai Rainbow Gathering (per chi sa cosa sono). Mi sono spostato poi a sud, circa a 5 ore e mezza di bus, sulla strada per la capitale Ventiane. Sono giunto a Vang Vieg. Questo paese e' ormai da tempo uno dei luoghi di passaggio dei backpacker e questo lo ha trasformato da localita' amena con un bel paesaggio a stucchevole poltiglia di luoghi comuni occidentali. Lungo la strada maestra, infatti, si susseguono ristoranti e bar che offrono tutti gli stessi piatti scopiazzati dalla cucina occidentale ed e' possibile vedere stuoli di ragazzi americani o europei semidistesi a mangiare e a guardare... Friends!
Una puntata dopo l'altra passano cosi' il pomeriggio e la sera. L'altra attivita' che va per la maggiore e' il Tubing. Si raggiunge un punto del fiume piu' a monte e sopra una camera d'aria di camion (tube) ci si lascia trasportare fino a giungere nuovamente al paese. Lungo il tragitto i locali hanno improvvisato trampolini e zipline e baretti. Tutti arrivano alla meta mezzi sbronzi (o del tutto) e qualcuno con qualche acciacco dovuto ad un tuffo mal riuscito.Sapendo dell'esistenza di una fattoria biologica che funge anche da GH, e non interessandomi le attrattive "turistiche" del luogo, ho preso alloggio nel dormitorio della Vang Vieg Organic Farm. Questa e' una fattoria voluta da un ex impigato di ufficio pubblico che ha seguito il suo sogno di vivere in campagna in maniera eco sostenibile (mi ricorda qualcosa...) e facendo qualcosa per la popolazione locale. Ne e' venuta fuori una fattoria che produce soprattutto foglie di gelso per l'alimentazione dei bachi da seta (ma anche frutta e ortaggi) e, con l'aiuto di volontari internazionali, ha costruito una biblioteca, un centro giovanile e una scuola. Hanno anche avviato un programma di insegnamento della lingua inglese che coinvolge gli ospiti di madrelingua volenterosi di dare una mano. Durante il mio soggiorno l'attivita' principale, oltre all'agricoltura, riguardava la costruzione di una banca per semi e cella per i formaggi di capra (un volontario belga ha donato alcune ovini). Ho quindi partecipato, insieme ad altri ragazzi/e dagli US, dal Regno Unito e dalla Nuova Zelanda, alla costruzione di tale fabbricato utilizzando mattoni di fango e paglia.
E' veramente impressionante come, debitamente utilizzati, questi poveri elementi possano fungere da materiale edile. Abbiamo impastato il fango (con i pidi, come si faceva il vino una volta) con crusca di riso, paglia e sabbia per ottenere la malta necessaria a mantenere insieme i mattoni di fango (Din Bok, in lao) con la quale si e' costruito il tetto della futura banca dei semi. In serata, pieni di fango, tutti al fiume per un po' di ristoro (fa veramente caldo!) e una sommaria pulizia. Tra i presenti si e' creata proprio una bella compagnia e ci ritrova la sera a chiccherare con qualche piatto di cucina biologica. Ieri sera mi sono lanciato e dopo aver acquistato al mercato farina, pomodori, melanzane, un formaggio passabile e il lievito ho fatto... LA PIZZA! Non e' venuta malissimo... per via del forno che non spingeva abbastanza (loro lo usano per seccare le foglie di gelso per produrre l'infuso). Per un italiano (solo io) niente a che vedere con la pizza, per i commensali internazionali... un vero successo. E' stato veramente buffo avere intorno, in cucina, le giovani cuoche che mi guardavano ad occhi sbarrati. E tutte a chiedere: ma tu cucini???!! Non e' comune in questo paese che un uomo cucini. Ah! Dimenticavo: sono riuscito a farmi fare lo scalpo per la seconda volta. Mi ha tagliato i capelli... uno dei muratori che ho aiutato nella costruzione di fango... Prezzo di favore: 5.000 Kip (meno di 50 cent di Euro). Oggi, di primissima mattina come al solito, ho preso il bus per Ventiane, la capitale. Devo ottenere il visto per la Cambogia. Alla prox.

martedì 20 febbraio 2007

Elephant Festival


Alla frontiera tra la Thailandia e il Laos, in Huay Xai avevo visto una locandina circa un festival degli elefanti che si sarebbe tenuto il 17 e il 18 Febbraio. Decisi che sarei venuto a vedere e, se possibile, a dare una mano nell'organizzazione. E cosi' ho fatto. Da Udomxai ho raggiunto in bus un piccolo villaggio sul Mekong, Pak Beng e da li, visto che nel pomeriggio non partivano slow boat ho preso una rumorosa, scomoda, pericolosa speed boat (nella foto due speed boat cariche di turisti diretti a Huay Xai) che in meno di un'ora mi ha scaricato sulla riva destra del Mekong nel villaggio di Tha Suang. Questo piccolissimo paesino e' composto di poche case tipiche, un Wat e due bancarelle che vendono snack e bevande. Mi e' piaciuto subito, cosi' invece di prendere subito il Saengthaew per Hongsa ho deciso di trascorrere qui' il pomeriggio e la sera. Un po' mimando e un po' con l'aiuto di un librino di frasi in lao ho chiesto se c'era la possibilita' di pernottare in loco. Dopo aver parlottato fra di loro alcune donne hanno mandato una bimba per condurmi da un tizio che possiede una casa con due stanze (molto basic). Prendo alloggio e faccio un giro in paese. Mi fermo a giocare un po' con alcuni bimbi (nella foto) che non la smettono di toccarmi e prendermi per i fondelli per la mia incapacita' di parlare la lingua. Poco distante alcuni giovani giocano alcune partite di uno sport che assomiglia un po' a pallavolo ma nel quale si usano esclusivamente piedi e testa come a calcio. In serata arrivano tre ragazze svizzere che prendono la sola stanza rimasta nella casa. Mangiamo insieme e si uniscono a noi alcuni ragazzi del luogo per cantare canzoni tradizionali (e fare gli occhi dolci alle ragazze). Una bella serata in un luogo ameno. Il giorno dopo raggiungo Hongsa, il luogo dove dovrebbe esserci l'Elephant Festival. Dico dovrebbe perche' arrivando si scopre che, diversamente da quanto pubblicizzato, la manifestazione avra' luogo nel villaggio Viengkeo a circa 4 km da Hongsa. Con l'aiuto del ragazzo che gestisce la GH dove alloggio raggiugno Viengkeo e cerco di contattare gli organizzatori. Li trovo e con mia sorpresa scopro che il tutto e' organizzato da 2 francesi che vivono in Ventiane della ONG ElephantAsia, organizzazione che si occupa della salvaguardia degli elefanti in Laos. Mi presento e chiedo se posso essere d'aiuto. Mi unisco ad un tipo per l'allestimento della segnaletica. Si tratta di sistemare tutti i cartelli, cartelloni, segnali relativi agli eventi dei due giorni di festival. Ci sono anche altri due volontari, un ragazzo inglese e uno di origine laotiana ma che e' appena tornato nel suo paese dopo aver vissuto 27 anni in California (USA). Nei tre giorni precedenti l'evento lavoriamo duro e quando viene il giorno di apertura e' tutto pronto. Nel frattempo ho preso alloggio presso una famiglia del villaggio. Si tratta di moglie e marito (fa il Mahout, addestratore di elefanti) che, come molte delle famiglie del luogo, mette a disposizione la propria casa per i turisti. La casa e' di mattoni e intonaco al piano terreno e di legno a quello superiore. Io e tre giovani giornalisti (due francesi e uno laotiano) veniamo sistemati al piano terreno, nel "salotto", su materassi coperti da reti anti zanzare. Il bagno e' fuori, in una baracca di legno e lamiera. Nel cortile scorrazzano galline a anitre; il vicino ha una piccola costruzione dove e' rinchiuso un maiale nero. Tutto molto basic (mi ricorda alcuni racconti dei miei nonni, di come vivevano da giovani). Ma va bene cosi'. Finalmente un contatto vero con la gente del Laos. Anche se non ci si capisce, perche' loro non parlano inglese e io lao, il rapporto risulta molto gentile e naturale. Per le prime due sere partecipo alla cena dei padroni di casa. Si consuma sul pavimento dove, seduti a gambe incrociate, ci si serve da un vassoio. Si mangia sticky rice (riso glutinoso) e zuppe piccanti.
Durante il festival mi occupo dell'accoglienza al punto informazionie e assegnazione delle case ai turisti che vogliono dormire nelle case dei locali (homestay). Qui', insieme a due laotiani, accogliamo circa 300 turisti giunti da tutto il mondo per assistere alla manifestazione. Faccio un sacco di public relations (chi l'avrebbe detto!!) tra illustrare il programma e rassicurare circa i trasporti per le varie destinazioni alla fine del festival. Tutto va per il meglio. Sono presenti 50 elefanti che e' possibile vedere nelle varie attivita' di lavoro e in parata. In tutto il paese le varie attivita' fervono e durante i picchi di affluenza si ipotizzano piu' di 4000 presenze (i laotiani accorrono in massa). Una vera festa. Tutti sono contenti: organizzazione, turisti che si complimentano per come e' stata ben gestita la cosa, visitatori locali che si divertono fino a tarda ora. L'ultima sera vengo invitato, insime agli organizzatori ad una cerimonia privata di carattere semi religioso che si chiama Baaci (si pronuncia Basi). I padroni di casa passano da tutti gli invitati e legano ai loro polsi dei pezzetti di cotone bianco pronunciado frasi di ben augurio; una sorta di prete benedice il cibo e si conclude con la cena e una abbondante bevuta di birra (beerlao, la migliore dell'asia) e laolao (un distillato di riso fatto in casa simile alla tequila, bello forte). E' per me l'occasione di salutare tutti. Il giorno dopo, insieme a molti dei turisti, parto presto per raggiungere nuovamente Tha Suang dove mi attende la slow boat per Luang Prabang. Il viaggio dura 6 ore e io, per la prima volta da quando sono partito, accuso qualcosa di gastro-intestinale. Deve avermi fatto male quacosa a colazione. Peccato, perche' il lungo viaggio sul Mekong e' proprio incantevole. Arrivo nel tardo pomeriggio e per trovare una GH libera occorre un po' di pazienza e vari giri per la cittadina. Alla fine trovo una sistemazione: all'esorbitante prezzo di 600 Baht (circa 12 euro) alloggio in una camera con aria condizionata, bagno privato e tv. Never seen before, durante il viaggio. Non mi godro' molto le comodita' perche' un attacco di febbre e varie evacuazioni di ogni genere mi faranno penare un poco. Ma ritengo fortunato di aver trascorso un mese e mezzo senza episodi del genere. Prima o poi doveva capitare. Oggi sto meglio e si tratta solo di lasciar riposare un po' il sistema digerente. Interessante vero? Trascorrero' qualche giorno a Luang Prabang, citta' patrimonio dell'umanita per l'unesco, una sorta di Venezia del Laos. Non tanto per l'acqua (ci sono due fiumi ma niente a che fare con lagune e case sull'acqua) ma per l'unicita' della situazione urbanistica. Vi raccontero' meglio la prox.

lunedì 12 febbraio 2007

Hiking


In circa due ore di Sangthaew sono giunto a Muang Sing, a soli 10 km dalla Cina; i tratti somatici della popolazione lo conferma. La localita', due strade e poche case, e' situata in una valle dove insistono svariate comunita' tribali. Io ho deciso di lasciare i trek organizzati ad altri e di prima mattina mi sono incamminato verso... ovest. Non sapendo la strada ero comunque tranquillo che la giornata sarebbe stata fruttuosa. Infatti avrei potuto titolare questo post: porci, polvere e canne da zucchero. Insomma tutto cio' ce ci vuole per avere godere una bella giornata di hiking. Di polvere ne ho incontrata tanta nelle strade verso le montagne circostanti (la mia meta). Ci affondavo con le scarpe. Ho attraversato risaie e costeggiato piantagioni di canna da zucchero. Ho assitito alla raccolta e presso uno dei campi mi hanno invitato ad assaggiare. Una giovane donna addetta al taglio (che lavoro massacrante!!) mi ha scelto una bella canna e me l'ha porta insieme al suo machete. Ma... io.... non so come si fa.... Le ho gesticolato. Allora mi ha fatto vedere. Si tratta di togliere uno stato della corteccia (lo so, lo so non si chiama corteccia...). Gli altri raccoglitori si facevano beffe di me, se fossero stati romani-laotiani avrebbero detto: "anvedi sto' farang nun sa' manco come se pulisce na canna". Io ho sorriso con loro, li ho ringraziati (khawp jai, pronuciato kop jai) e sono andato per la mia strada mordendo e ciucciando la mia canna. La mia prima canna! E' prorio come succhiare un legnetto che sa di zucchero. Buono per le energie necessarie al cammino. Giunto alle pendici delle montagne (piu' colline, direi) ho attraversato un villaggio tribale. Uno spiazzo di terra battuta, capanne su palafitte, un rigagnolo a mo di fogna che lo attraversa dove sguazzano maiali neri, galline, cani (lo sapete che qui' li mangiano, vero?) e tanti, tanti bambini. Passo salutando, con la voglia di scattare foto ma... mi sebrerebbe di trattarli come animali al circo. Mi trattengo dal sfoderare la macchinina e passo oltre. Poco dopo essere uscito dal villaggio un tipo che sta seduto un centinaio di metri sopra di me (sulla collina) mi chiama e mi fa segno di tornare indietro e prendere un altro sentiero, quello dove sono non porta che a campi di canna. Obbedisco, trovo il sentiero giusto e poco dopo incontro il tipo che mi ha dato il suggerimento. Lo ringrazio, gli porgo l'acqua che mi ha chiesto e rifiuto una... fumata d'oppio (e' la seconda volta che me lo propongono, lo avevo detto che qui' ci sguazzano). Mi sono ripromesso di fermarmi e tornare indietro alle ore 12. Proprio a quell'ora, dopo aver camminato in un bel sentiero che saliva dolcemente, raggiungo quasi la vetta e dove due creste si incontrano trovo una sorgente. Mi riposo un po' e mi rimetto in cammino per il ritorno. Se l'andata ha richiesto 4 ore, il ritorno, per un'altra strada, necessitera' solo 2 ore e mezza. Arrivo comprensibilmente stanco ma contento della bella giornata passata nella mia amica natura. Qualche pensiero va alla gente che vive nei villaggi. Senza denaro e faticando come noi non possiamo capire per sopravvivere. Faccio fatica a figurarmici. Impossibile.
Oggi ho lasciato Mueng Sing e passando nuovamente per Louang Nam Tha e cambiando mezzo ho raggiunto Udomxai. Solo una tappa verso Pak Beng e il Mekong verso... vi diro' la prox.

venerdì 9 febbraio 2007

Laos

Dopo tanto riposo in Pai ho raggiunto nuovamente Chiang Mai e vi ho trascorso due giorni, alla ricerca della LP usata del Vietnam. E diversamente dalla scorsa volta... l'ho trovata. Sentendo che il mio viaggio in questo paese era giunto al termine, anche se mi restavano ancora 4 giorni di "permesso" mi sono messo con la prua a levante e dopo aver dormito una notte a Chiang Rai, ho raggiunto Chiang Khong. Qui' c'e' la frontiera con il Laos. Ci si fa mettere il timbro di uscita dal paese, si prende una lancia a motore, si attraversa il Mekong e... si e' in Laos. Infatti questo fiume fa da confine naturale tra i due fiumi quasi per tutta la lunghezza del Laos. Sbrigate le veloci pratiche presso l'ufficio della dogana ho trovato sistemazione in una GH poco lontana e ho cominciato a cercare il modo di raggiungere una citta' del nord via barca. L'unico modo e' prendere una speed boat che oltre ad essere pericolosa e' molto costosa. Allora ho chiesto a qualche turista se voleva condividere la questione ma nessuno vuole andare in quella direzione. Tutti subito verso il sud. Allora, dopo vari tentativi con le "agenzie di tour operator" (lo metto tra virgolette perche' si tratta spesso di bugigattoli), mi rassegno a raggiungere il nord in bus.
In una delle "agenzie di viaggio" il ragazzo che era li' impiegato mi ha chiesto di mangiare qualcosa insieme per cena. Ho accettato e durante la cena mi ha raccontato di tutta la sua miseria cosi' gli ho offerto il desinare e gli ho lasciato una piccola somma di denara. Non la finiva di ringraziarmi. Non so se ho fatto la cosa giusta ma e' quello che mi sono sentito. Riguardo la miseria, e' una cosa di cui ci si accorge subito appena passato il confine. Le strade e le case sono tutte malandate, la gente veste piu' poveramente. L'ho notato anche al mercato diurno dove ho fatto un giro e ho acquistato qualche arancia (qui' in asia sono piu' piccole che da noi ma sono molto dolci, una mezza via tra le nostre arance e mandarini). E l'ho visto anche durante il viaggio che ho compiuto oggi tra Huai Xai (la citta' di frontiera) e Luang Nam Tha (capoluogo di provincia del nord). Tutti i paesini che ho incontrato sono composti per lo piu' da una strada polverosa e capanne di paglia e bamboo. I bambini vestono stracci sudici. Insomma: molta poverta'. Si vede che non sono piu' in Thailandia. E si vede anche dalle strade!! Il viaggio e' durato 6 ore ed e' stato piu' un Camel Trophy che un percorso in autobus. La strada tra le due localita' e' in costruzione e solo pochissimi tratti sono asfaltati. Per la maggior parte del viaggio si passa tra cantieri che aprono varchi tra le montagne, che spianano la terra. E meno male che il bus e' un quattro per quattro. Molto antiquato ma adatto alla strada. Ho anche fatto conoscenza con il modo di viaggiare in Laos: il bus era da 40 posti, ma con sgabelli nel corridoio centrale siamo arrivati a 55-60 passeggeri. Piu' il carico, dentro e sopra al mezzo. Il portapacchi era quasi interamente occupato da... una ventina di scooter!! Non scherzo, erano proprio scooter.
Inutile dire che e' stato abbastanza massacrante, soprattutto per coloro che erano seduti in... corridoio (non io, per fortuna). Ma alla fine si arriva sempre. Luang Nam Than e' una cittadina... con niente da fare e per me e' solo una tappa verso una localita' vicino al confine con Myanmar e Cina. La zona era, ed e' tutt'ora, la maggior produttrice di oppio e derivati grezzi. Nella regione ci sono tante minoranze tribali che hanno trovato tra queste montagne un rifugio scappando dal regime Cinese prima e anche da quello Laotiano poi (quando il paese e' diventato comunista). Spero di conoscere meglio la popolazione e il territorio nei prossimi giorni.
Alla prox.

domenica 4 febbraio 2007

Rocco consiglia...

Lontana dalla confusione di Chiang Mai, adagiata in una valle a circa 1000 mt di altitudine Pai e' un paesino molto atipico. È stato scelto alcuni anni fa da un gruppo di hippy per farne il loro angolo privato. Negli anni la voce si e' sparsa ed ora e' meta di molti turisti che passano per il nord della Tailandia. L'atmosfera qui' e' impressionantemente rilassata anche se, a detta dei frequentatori di lunga data, si e' un po' deteriorata con l'aumentare delle presenze. Nelle due strade principali sono allineati ristorantini, negozietti di ogni genere e guest house per tutti i gusti (anche capanne di bamboo lungo il corso del fiume, mooolto pittoresco). E' difficile da spiegare ma l'aria qui' e' proprio... easy. Si incontrano in giro tipi vestiti in ogni maniera, capi colorati tipo Woodstock misti a camice e pantaloni locali. La piccola valle e' zeppa di sistemazioni, da quelle per chi ha voglia di stare nel "centro" a quelle per chi, come me, ha voglia di silenzio e relax bucolico. Io, appena arrivato, mi sono diretto verso una collinetta che, a detta della LP, ospitava qualche GH. A circa 1 km di distinza dalla fermata del bus ho trovato posto in una GH costituita da qualche bungalow e piccole stanze costruite con il bamboo. Il tutto e' molto spartano, quello che cerco. Ad accogliermi c'era, in vece della proprietaria che e' a Chiang Mai per qualche giorno, un ragazzo Israeliano che in modo veramente accogliente e friendly mi ha illustrato il posto e mi ha fatto sentire subito... a casa. Ragazzi, di qui' non mi muoverei piu'!! Si sta troppo bene. Nessuno che rompa, il silenzio della campagna (o meglio i suoi suoni, galli che cantano ad ogni ora), l'aria fresca della collina. E quando hai voglia di chiaccherare... non si fa fatica a trovare qualcuno con la stessa idea. Qui ho incontrato anche Nick (USA) che andra' fra poco a fare volontariato in una fattoria e poi si spostera' in India per la stessa ragione. Appena laureato ha voglia di esperienze di mondo. Anche Sabrina ha la stessa esigenza ed e' qui' in Tailandia per insegnare inglese.
E' ormai il mio quarto giorno a Pai e dopo una escursione con lo scooter (mentre visitavo un paesino un signora mi ha fermato offrendomi un dolce e dell'acqua; poi mi ha fatto vedere la sua casa. Come la vogliamo chiamare?? Super ospitalita'??), il mio primo massaggio Thai (un ora e mezza!!) come regalo di compleanno, una serata in un locale che si chiama Be Bop dove ho assistito ad un'ottima jam session di Jazz e Blues (Gallo, ti sarebbe piaciuta, credimi), tante ore ad oziare (chilling come dicono qui') mi sto ammalando di questa malattia che colpisce molti di quelli che capitano qui': faccio fatica a ripartire. Forse domani, chissa'.
Alla prox.